Le nostre avventure

Beh, è sempre un po' difficile fare una descrizione di un blog, di quello che si ha intenzione di scrivere, etc...Diciamo che questo blog conterrà un po' le nostre sensazioni, emozioni, ricordi di tutte le nostre piccole avventure, i nostri viaggi, le cazzate, le risate e tutto quello che ci passa per la testa in ordine sparso! Buona scrittura a tutti! Riccardo, Alessia, Andrea, Caralu, Caterina, Alessio e...tutti quelli che ci vogliono bene!

Chi sono

Utente: saCricca

Archivio

oggi
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Categorie

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 23 marzo 2006

Martedì 21 Marzo

 

Che dire? Puoi passare mesi a incazzarti, a correre, a stressarti dietro a numeri, progetti, cose pratiche da fare (per alcuni queste cose si chiamano budget, profitto, financial banking ;-), puoi passarle dietro la luce blu di uno schermo di computer senza che nessuna di queste giornate rimanga impressa nella tua memoria e nel tuo cuore. E poi arriva una serata tranquilla in un bel locale nel centro storico della tua città, in mezzo a facce amiche, a sorrisi, a persone che non vedevi da tempo. E ci sono le emozioni che il tuo amico è capace di irradiare a tutte le persone che lo circondano quando legge i suoi racconti.  Ed è bello scoprire che certe serate ti rimangono scolpite nel cuore.

 

Grazie Ale, per tutte le belle sensazioni che sei riuscito a trasmetterci. Grazie per le tue parole. Hai un dono speciale e prezioso...

 

riki

 

 

postato da: saCricca alle ore marzo 23, 2006 12:17 | link | commenti
categorie:
venerdì, 17 febbraio 2006

Zip


A pagina 21 smise di leggere: Philip Roth le faceva sempre quell'effetto. Andò in camera, chiuse la porta e prese dal comodino la scatola con il vibratore nuovo di zecca. Quanto tempo le donne impieghino davanti a uno scaffale prima della scelta di questo oggetto, che cosa le motivi nella decisione finale, con che sguardo si avviino alla cassa, è un mistero la cui comprensione gli uomini, anche i devoti, baratterebbero con quello della Santissima Trinità.

Il suo era di metallo satinato, medium e si chiamava Zip. Per suggerire che produceva l'effetto alla svelta. Verificò e, a pratica iniziata, ebbe una sensazione inedita: Zip cresceva, per lungo e per largo, pulsava, era vivo ed entusiasta. Il tempo fu da record. Zip sussultò con lei e, rapido come era venuto, tornò ai livelli di partenza. Stupita, consultò le istruzioni (che esistano istruzioni per l'uso è una cosa di cui gli uomini sono per qualche ragione convinti, dato che le hanno sempre cercate invano sul proprio ventre): non c'era menzione alcuna del fenomeno appena sperimentato. Romantica, la considerò un derivato della passione.

Trascorse con Zip un anno sfrenato: sere, mattine, ore della siesta, slanci nella pausa caffè, improvvisazioni al bagno durante una cena piena di coppie stanche eppurtuttavia reduci dalle Mauritius. Nel giorno dell'anniversario Zip fece cilecca. Ronzò a vuoto, distratto e impassibile. Non sentendosi di cambiarlo per questo, acquistò in farmacia le pile blu che, aveva sentito dire, davano energia anche ai morti. Ci fu un tempo supplementare di felicità, poi il fischio finale. Si arrese, ricominciò a guardarsi intorno, a passare davanti alle vetrine della "Voglia matta 2".

Poi, un pomeriggio tornò a casa anzitempo. Sua figlia era in veranda. Leggeva, ma il libro era rovesciato. Girando la testa decifrò il nome dell'autore: Philip Roth. Andò in camera, aprì il comodino e poi la scatola. Zip era ancora caldo.

Gabriele Romagnoli (16 febbraio 2006)
postato da: maskinganna alle ore febbraio 17, 2006 12:20 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 02 febbraio 2006

"... Il vento cadeva. La quiete della sera scendeva sulla terra e sull'oceano. Quando lui si avvicinò i gabbiani si alzarono in volo. Camminava a testa bassa, accompagnato dai morti. Solo con un grande sforzo si può impedire alla memoria di diventare una prigione o un patibolo. Voci che parlano, visi che appaiono, momenti e immagini che vanno e vengono, una promessa infranta, un sorriso falso, una tomba, una notte di nozze, un elmetto nella pioggia, un padre che balla, un fratello con la siringa in mano, una macchia di sperma sopra un lenzuolo, le bocche della malizia, i mormorii del tradimento; tutti movimenti pericolosi, equivoci; armi dovunque, ma bersagli nascosti, i termini di vittoria e resa mai veramente definiti. A volte ci vuole più coraggio a percorrere gli ultimi cento metri che ci separano dalla porta di casa che ad avanzare contro i fucili in guerra. Com'è piacevole, com'è semplice avanzare fin sull'orlo dell'acqua, continuare, compiere quell'unico atto sicuro per scrivere la parola fine dopo tante incerte conquiste.

Rabbrividì. Sollevò il capo. La ragazza bionda con i due gatti camminava verso di lui. Aveva avvolto i capelli a corona intorno al capo. Era giovane e bella, grandi occhi chiari, la pelle abbronzata, il corpo lungo e perfetto scolpito dal severo costume nero. Miss America, Miss Universo, Miss delle Rose, Miss Afrodite, Miss Pithecanthropus Erectus, con la corona d'oro. I loro occhi si incontrarono per un attimo. Lei non sorrise, lui nemmeno. Non era necessario. Bastava soltanto che fosse viva, che fosse lì, alta e smagliante, un giovane animale della sua stessa specie, che si muoveva con grazia, a proprio agio fra il mare e la terra, con le sue bestiole per ancelle, a consacrare insieme la fine di una giornata d'estate. Non si volse a guardarla quando fu passata.

Il sole era quasi tramontato. Si avvicinò alla casa. C'era luce in cucina, una pura fiammella sul finire del giorno. Sua moglie e sua figlia erano affaccendate. Non lo videro guardare attraverso la finestra. Accudivano alle loro occupazioni con la testa china, il bel viso grave di sua moglie e la cara promessa del volto di sua figlia. I loro capelli brillavano sotto la luce delle lampade. Le due donne della famiglia erano passate attraverso i riti della bellezza per accogliere il ritorno del marito e del padre. Poi sua moglie lo vide. Sorrise.
Ci sono ancora dei porti"
(Irvin Shaw, "Voci di un giorno d'estate", Bompiani)

postato da: maskinganna alle ore febbraio 02, 2006 10:12 | link | commenti
categorie:
lunedì, 30 gennaio 2006

Venus Nabalera
 
E’ una notte speciale, all’anfetamina,
luci che esplodono
e schizzano sui muri
Là dentro
una farfalla psichedelica
bella bellissima
scatena batticuori e vertigini
ovunque si posi
Si chiama Venus Nabalera
numero di catalogo: 269 V
 
Venus Nabalera
sposata bambina
tra i neon di Lasvegacapulcomanila
sirena o dea?
dentro un peluche di estasi e calor
Venus Nabalera il confine è reale
un bel vodka lemon
la porta ideale
vicini sempre di più
sei rara come un sole nero
La foto è precisa
sei tu la mia sposa
50 per bere
300 da intera
ci sorridiamo già
e il mondo intorno a noi
chiude un occhio
e si gira di là
 
Je sais
c’est la vie qui me cherche, pas moi
et la realitè
ca devient un reve
mais le reve
c’est tellement reel
que j’ai peur
de ne pas dourmir du tout
 
Venus Nabalera
la camera è stretta
e niente lenzuola
per muoversi in fretta
l’alito del take away
sa di fritto
e profumo finto-chanel
 
Venus Nabalera
è quasi mattina
le zeppe ti pesano
fino alla schiena
e una lacrima di rugiada
dal parabrezza scivola via
rassegnata
 
Je sais
c’est la vie qui me cherche, pas moi
et la realitè
ca devient un reve
mais le reve
c’est tellement reel
que j’ai peur
de ne pas dourmir du tout.
 
Mau Mau
 
postato da: maskinganna alle ore gennaio 30, 2006 10:24 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 25 gennaio 2006

 

Casa. 

 

Una casa.

Una casa per i miei libri.

Che stiano bene.

Comodi.

Ordinati.

Per colore. Per grandezza. Per autore.

Adagiati su giacigli di ciliegio.

Lucertole sui sassi bianchi delle pareti.

Serpenti di legno scuro avvinghiati a rami di pietra bianca, sotto lune di cera.

Farfalle di fumo in un'aria di incenso.

Silenzio subacqueo.

Parole bianche rilegate su cui inciampare, sentieri di carta su cui ritrovare la strada, scogli su cui infrangere rabbia, e schiumare passioni.

Disordine di cellulosa. Fruscii.

Polvere libera come acqua di mare. Nidi di anarchici granelli volteggianti. Roteanti di piuma.

Una poltrona. Rossa. Sopra un tappeto di silenzi. Di fronte ad una finestra, aperta sulla via, sullo scalpiccio frettoloso e notturno, in una nebbia arancione di lampioni.

Luce gialla tremolante di candela.

Inchiostro nero contro lo schermo degli occhi. Scivola come un titolo di coda sul riflesso vitreo delle lenti.

Tutto bene.

Nella casa per i miei libri.

Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh..................... 

postato da: maskinganna alle ore gennaio 25, 2006 22:50 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 06 gennaio 2006

Sintesi.

Io, quando leggo un libro, cerco di non scrivere.
Che mi influenza troppo, poi, il libro che sto leggendo.
Così quando leggo un libro, cerco di non scrivere, che altrimenti verrebbe fuori una cosa uguale.
E allora come fai a scrivere se stai sempre leggendo?
Infatti, dico io.
Non scrivo mai.

Alessiopaolo Deianori.

Dedicato a Paolo Nori. Leggete: Bassotuba non c'è. Per favore.  



postato da: maskinganna alle ore gennaio 06, 2006 00:33 | link | commenti
categorie:
giovedì, 22 dicembre 2005

CI SEU DEU PURU ?
postato da: SULO1973 alle ore dicembre 22, 2005 16:17 | link | commenti
categorie:

Sorride dai cartelloni, il presidente.

Sorride nelle strade, nelle città, nei palazzi.

Sorride dalle televisioni.

 “Abbiamo rispettato tutti gli impegni. E andiamo avanti”

 

Sorride, il presidente proprietario, e mia nonna piange i suoi 600 euro di pensione.

Sorride, il presidente indagato, e i presidenti di banche rapinano senza passamontagna.

 

Sorride, il presidente condannato, e i reati si prescrivono.

Sorride, il presidente dei prescritti.

Sorride, il presidente soldato, e le nostre missioni di pace difendono i pozzi dell’Eni, a Nassirya.

Sorride, il presidente americanista, e le mine di fabbricazione italiana esplodono nelle mani e sotto le gambe dei bambini dimenticati, figli di 37 guerre dimenticate, in Sudan, Congo, Malesia, Nicaragua, Cambogia….

Sorride il presidente cow boy, stringendo la mano a George W Bush, criminale di guerra, e le mani grondano il sangue e la cenere dei 50.000 morti irakeni, dilaniati dalle cluster bomb, bruciati dal napalm e dal fosforo bianco. La morte ha la puzza nera del petrolio.

Sorride, il presidente lavoratore, citando la legge Biagi, e Federico, compagno, fratello e amico, Federico, schiavo da call-center, Federico si ammazza perché non ha futuro e non ha diritti e non ha rispetto, e chi non ha futuro, è un morto che cammina su due gambe di cartapesta.

Vola dai Bastioni, come i gabbiani, Federico, bianco ritagliato nel cielo blu di primavera. Vola ma non ha le ali, Federico, e muore sul selciato di Via Cammino Nuovo, come i capperi cotti dal sole sulle mura bianche della città antica.

Sorride, il presidente liftato, offrendo il panettone ai suoi servi, giullari e lacchè, nella sala del trono dello studio televisivo, sorride e si riempie la pancia di grafici colorati e fasulli, mentre io non so come pagare la rata del mutuo al trentuno di dicembre.

Sorride dai manifesti, sulle strade, sui palazzi delle citta’. Sorride dalle televisioni.

Intorno brillano le luci di natale, dei fari delle macchine. Urlano i clakson.

Nessuno sorride. Tranne Lui.

 

E’ natale.

postato da: maskinganna alle ore dicembre 22, 2005 10:52 | link | commenti
categorie:
martedì, 13 dicembre 2005

Inoltre.

Lo Stato che uccide nega sè stesso, nega la ragione prima ed essenziale del suo esistere: assicurare la convivenza pacifica tra gli uomini per mezzo di regole condivise ( Hobbes ), ripudiando la legge di natura della prevaricazione del forte sul debole, e della violenza come metodo di risoluzione delle controversie.

Questa è la teoria.

La pratica è che lo Stato che uccide rivela sè stesso o la sua degenerazione: le regole come sistema di conservazione dell'ordine costituito, oppressione e soppressione delle minoranze e del dissenso, la violenza come strumento di controllo, la morte come sentenza.

"Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce

L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora

Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono

Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo

Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbie del primo mattino

La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria

Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso."

Fabrizio De Andrè

La ballata di Sacco e Vanzetti

Si padre, son carcerato.

Non avere paura di parlare del mio reato

crimine di amare i dimenticati

solo il silenzio è vergogna.

 

Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi

un’arte che è stata viva per secoli

percorri gli anni e troverai

cosa ha imbrattato la storia.

 

Contro di noi è la legge

con la sua immensa forza e potere

la polizia sa come fare di un uomo un colpevole o un innocente

Contro di noi è il potere della polizia

Contro di noi è il potere del denaro

Contro di noi è l’odio razziale

e il semplice fatto

che siamo poveri 

Mio caro padre son carcerato

Non vergognarti di divulgare il mio reato

crimine d’amore e fratellanza

solo il silenzio è vergogna.

 

Con me ho l’amore e l’innocenza

i lavoratori ed i poveri

ribellione e rivoluzione non han bisogno di dollari

ma di immaginazione

amore e rispetto

per ogni essere umano.

 

Non rubare mai, non uccidere mai

La rivoluzione si tramanda da uomo a uomo

e da cuore a cuore

e percepisco quando guardo le stelle

che siamo figli della vita

e la morte è poca cosa

Joan Baetz

postato da: maskinganna alle ore dicembre 13, 2005 15:12 | link | commenti
categorie:

La pena di morte è una barbarie.

Uccidere un uomo a sangue freddo, in maniera lucida, programmata, asettica è una barbarie.

Uno Stato che utilizza la pena di morte eleva la barbarie a strumento di diritto, non è più Stato, non è piu niente, è solo violenza cieca e brutale da giungla metropolitana.

Uno stato che uccide, in qualunque modo lo faccia, con le armi, con il danaro, con la legge è barbaro.

Il mondo è barbaro.

Ho letto di Tookie Williams.

Non ho pensato.

Il groppo in gola, la rabbia e un velo liquido e salato sugli occhi hanno fatto sbiadire, per un istante e per fortuna, questo schifo.

postato da: maskinganna alle ore dicembre 13, 2005 13:57 | link | commenti
categorie: