Martedì 21 Marzo
Che dire? Puoi passare mesi a incazzarti, a correre, a stressarti dietro a numeri, progetti, cose pratiche da fare (per alcuni queste cose si chiamano budget, profitto, financial banking ;-), puoi passarle dietro la luce blu di uno schermo di computer senza che nessuna di queste giornate rimanga impressa nella tua memoria e nel tuo cuore. E poi arriva una serata tranquilla in un bel locale nel centro storico della tua città, in mezzo a facce amiche, a sorrisi, a persone che non vedevi da tempo. E ci sono le emozioni che il tuo amico è capace di irradiare a tutte le persone che lo circondano quando legge i suoi racconti. Ed è bello scoprire che certe serate ti rimangono scolpite nel cuore.
Grazie Ale, per tutte le belle sensazioni che sei riuscito a trasmetterci. Grazie per le tue parole. Hai un dono speciale e prezioso...
riki
Casa.
Una casa.
Una casa per i miei libri.
Che stiano bene.
Comodi.
Ordinati.
Per colore. Per grandezza. Per autore.
Adagiati su giacigli di ciliegio.
Lucertole sui sassi bianchi delle pareti.
Serpenti di legno scuro avvinghiati a rami di pietra bianca, sotto lune di cera.
Farfalle di fumo in un'aria di incenso.
Silenzio subacqueo.
Parole bianche rilegate su cui inciampare, sentieri di carta su cui ritrovare la strada, scogli su cui infrangere rabbia, e schiumare passioni.
Disordine di cellulosa. Fruscii.
Polvere libera come acqua di mare. Nidi di anarchici granelli volteggianti. Roteanti di piuma.
Una poltrona. Rossa. Sopra un tappeto di silenzi. Di fronte ad una finestra, aperta sulla via, sullo scalpiccio frettoloso e notturno, in una nebbia arancione di lampioni.
Luce gialla tremolante di candela.
Inchiostro nero contro lo schermo degli occhi. Scivola come un titolo di coda sul riflesso vitreo delle lenti.
Tutto bene.
Nella casa per i miei libri.
Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh.....................
Sintesi.
Io, quando leggo un libro, cerco di non scrivere.
Che mi influenza troppo, poi, il libro che sto leggendo.
Così quando leggo un libro, cerco di non scrivere, che altrimenti verrebbe fuori una cosa uguale.
E allora come fai a scrivere se stai sempre leggendo?
Infatti, dico io.
Non scrivo mai.
Alessiopaolo Deianori.
Dedicato a Paolo Nori. Leggete: Bassotuba non c'è. Per favore.
Sorride dai cartelloni, il presidente.
Sorride nelle strade, nelle città, nei palazzi.
Sorride dalle televisioni.
“Abbiamo rispettato tutti gli impegni. E andiamo avanti”
Sorride, il presidente proprietario, e mia nonna piange i suoi 600 euro di pensione.
Sorride, il presidente indagato, e i presidenti di banche rapinano senza passamontagna.
Sorride, il presidente condannato, e i reati si prescrivono.
Sorride, il presidente dei prescritti.
Sorride, il presidente soldato, e le nostre missioni di pace difendono i pozzi dell’Eni, a Nassirya.
Sorride, il presidente americanista, e le mine di fabbricazione italiana esplodono nelle mani e sotto le gambe dei bambini dimenticati, figli di 37 guerre dimenticate, in Sudan, Congo, Malesia, Nicaragua, Cambogia….
Sorride il presidente cow boy, stringendo la mano a George W Bush, criminale di guerra, e le mani grondano il sangue e la cenere dei 50.000 morti irakeni, dilaniati dalle cluster bomb, bruciati dal napalm e dal fosforo bianco. La morte ha la puzza nera del petrolio.
Sorride, il presidente lavoratore, citando la legge Biagi, e Federico, compagno, fratello e amico, Federico, schiavo da call-center, Federico si ammazza perché non ha futuro e non ha diritti e non ha rispetto, e chi non ha futuro, è un morto che cammina su due gambe di cartapesta.
Vola dai Bastioni, come i gabbiani, Federico, bianco ritagliato nel cielo blu di primavera. Vola ma non ha le ali, Federico, e muore sul selciato di Via Cammino Nuovo, come i capperi cotti dal sole sulle mura bianche della città antica.
Sorride, il presidente liftato, offrendo il panettone ai suoi servi, giullari e lacchè, nella sala del trono dello studio televisivo, sorride e si riempie la pancia di grafici colorati e fasulli, mentre io non so come pagare la rata del mutuo al trentuno di dicembre.
Sorride dai manifesti, sulle strade, sui palazzi delle citta’. Sorride dalle televisioni.
Intorno brillano le luci di natale, dei fari delle macchine. Urlano i clakson.
Nessuno sorride. Tranne Lui.
E’ natale.
Inoltre.
Lo Stato che uccide nega sè stesso, nega la ragione prima ed essenziale del suo esistere: assicurare la convivenza pacifica tra gli uomini per mezzo di regole condivise ( Hobbes ), ripudiando la legge di natura della prevaricazione del forte sul debole, e della violenza come metodo di risoluzione delle controversie.
Questa è la teoria.
La pratica è che lo Stato che uccide rivela sè stesso o la sua degenerazione: le regole come sistema di conservazione dell'ordine costituito, oppressione e soppressione delle minoranze e del dissenso, la violenza come strumento di controllo, la morte come sentenza.
"Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce
L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta
Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono
Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo
Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbie del primo mattino
La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria
Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso."
Fabrizio De Andrè
La ballata di Sacco e Vanzetti
Si padre, son carcerato.
Non avere paura di parlare del mio reato
crimine di amare i dimenticati
solo il silenzio è vergogna.
Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi
un’arte che è stata viva per secoli
percorri gli anni e troverai
cosa ha imbrattato la storia.
Contro di noi è la legge
con la sua immensa forza e potere
la polizia sa come fare di un uomo un colpevole o un innocente
Contro di noi è il potere della polizia
Contro di noi è il potere del denaro
Contro di noi è l’odio razziale
e il semplice fatto
che siamo poveri
Mio caro padre son carcerato
Non vergognarti di divulgare il mio reato
crimine d’amore e fratellanza
solo il silenzio è vergogna.
Con me ho l’amore e l’innocenza
i lavoratori ed i poveri
ribellione e rivoluzione non han bisogno di dollari
ma di immaginazione
amore e rispetto
per ogni essere umano.
Non rubare mai, non uccidere mai
La rivoluzione si tramanda da uomo a uomo
e da cuore a cuore
e percepisco quando guardo le stelle
che siamo figli della vita
e la morte è poca cosa
Joan Baetz
La pena di morte è una barbarie.
Uccidere un uomo a sangue freddo, in maniera lucida, programmata, asettica è una barbarie.
Uno Stato che utilizza la pena di morte eleva la barbarie a strumento di diritto, non è più Stato, non è piu niente, è solo violenza cieca e brutale da giungla metropolitana.
Uno stato che uccide, in qualunque modo lo faccia, con le armi, con il danaro, con la legge è barbaro.
Il mondo è barbaro.
Ho letto di Tookie Williams.
Non ho pensato.
Il groppo in gola, la rabbia e un velo liquido e salato sugli occhi hanno fatto sbiadire, per un istante e per fortuna, questo schifo.